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LA POSTURA: COME SEI DENTRO, COME SEI FUORI.

La definizione lessicale di postura  è più o meno questa: “atteggiamento abituale (o posizione del corpo umano nello spazio e la relativa relazione tra i suoi segmenti corporei), determinato dalla contrazione dei muscoli scheletrici per contrastare la forza di gravità”

Pura inutile definizione tecnica.

Sappiamo che una ‘cattiva’ postura è causa di mal di schiena, degenerazioni articolari, disfunzioni spinali e altro ancora, quindi, la domanda è: cosa provoca una ‘cattiva’ postura?

Quel ‘atteggiamento abituale per contrastare la forza di gravità’  (che forse dovrebbe essere piuttosto definito per ‘adattarsi alla forza di gravità’), dichiarato nel dizionario, possiamo semplificarlo drasticamente in una singola parola: equilibrio.

Quell’equilibrio genialmente descritto da Moshe Feldenkrais come ‘la capacità di muoversi da una posizione verso qualsiasi direzione con il minimo sforzo e la minima esitazione’. In cosa trova giustificazione tale asserzione?

Consideriamo tre aspetti più profondi della postura:  psicomotorio, neuro fisiologico, fisiologico.

Definiamo come postura un sistema muscolo scheletrico (fisiologico) che risponde a motivazioni motorie (psicologico) attraverso un sistema di informazione somatica (neuro fisiologico) per interagire con l’ambiente circostante a finalità di sopravvivenza e integrazione sociale.

La questione della sopravvivenza perde il significato evolutivo del lottare per procurare il cibo ed è ormai deferita ai centri commerciali (dove in effetti molte volte si deve lottare per sopravvivere…).

Rimane preponderante la parte dell’integrazione sociale, sotto gli aspetti del lavoro (economico e gratificazione) e del tempo libero (sport, hobby, amicizie): tutto questo mina il famigerato equilibrio, quindi la postura. In che modo?

Entra in gioco la percezione e la rappresentazione di sè: il sistema percettivo, che informa il cervello sulla rappresentazione chinesiologica del corpo (il braccio è lì, la testa là, ecc.).
Una emozione come la paura ad esempio, rafforza e assimila gli schemi di flessione e il corpo tende a chiudersi, il sistema neuro fisiologico si adatta a ‘sentire’ una condizione di ‘normalità’ in una posizione che invece tende a essere ‘fuori equilibrio’, compensa contraendo parti che riconducano ad una sorta di omeostasi.

Tutto bene fino ad un certo punto, poi i compensi diventano eccessivi e il sistema muscolo scheletrico si logora, lavora troppo per mantenere l’equilibrio, muoversi richiede una grande quantità di energia e per spostare anche solo una mano o fare un passo, le articolazioni vengono sottoposte ad una impropria usura: è l’eccessiva contrazione muscolare che porta a comprimere le articolazioni, tensione tendini e legamenti, aumentare il carico sulle cartilagini. Poi magari salta fuori “l’esperto” che consiglia di andare a rafforzare i muscoli…

Questo accade su un range che va dalla casalinga all’atleta. Motivi diversi, esperienze diverse.

In una integrazione funzionale o in una lezione di consapevolezza motoria puoi scoprire di poter lasciare andare delle tensioni che non ti rendi più conto di conservare, puoi ridere o piangere, sentirti più leggero, in equilibrio, sereno. In generale migliori la tua qualità di vita.

Perché attraverso il tocco o il movimento non ti facciamo rinforzare i muscoli, ti facciamo sentire, scoprire, riscoprire te stesso e le tue potenzialità.

 

Scienza…

Da ‘Il corpo e il comportamento maturo’  Moshe Feldenkrais, 1949 (…) Moshe Feldenkrais passò ore e ore a esplorare in se stesso le caratteristiche del…

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Due figure professionali preparate, in costante aggiornamento, curiose e mai stanche di studiare per progredire… Dott. Nicola Giatti Chinesiologo Posturologo Mantova Iscrizione U.N.C. n° 14339…

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